V for Vendetta, sceneggiatura dei Wachowski brothers (Matrix)
“Remember, remember, the Fifth of November, the Gunpowder Treason and Plot. I know of no reason why the Gunpowder Treason should ever be forgot… But what of the man? I know his name was Guy Fawkes and I know, in 1605, he attempted to blow up the Houses of Parliament…”
Ci troviamo a Londra in un futuro poco lontano: sin dalle prime scene del film, viene presentata una situazione politica alquanto inquietante (anche se non così surreale) in cui la popolazione è sottomessa ad una dittatura “volontaria”, accettata in quanto “indispensabile” per il mantenimento della pace, scelta per il bene comune. Sono evidenti i riferimenti storici al nazismo e all’olocausto: anche in questa realtà si ha difatti la persecuzione dei diversi, dei ribelli, di chiunque si opponga alla dittatura stessa, con l’incarcerazione, la tortura, la sperimentazione umana ed infine la morte (con relativa scena di riferimento alle c.d. fosse comuni). Si notano pure accenni alle vicende più attuali, con scene che richiamano le prigioni americane (si pensi a Guantanamo)..tutto ciò al fine di rendere la situazione prospettata non molto lontana dalla realtà e permettere così allo spettatore di immedesimarsi e di comprendere quanto proposto.
Durante un discorso di V rivolto alla popolazione inglese, sottolinea l’importanza delle parole, delle idee e della manifestazione libera del pensiero (Words will always retain their power. Words are for the means to meaning and for those who will listen, the enunciation of truth).
Nel suo piano di vendetta-rivoluzione V ritiene indispensabile l’azione che comporta però l’uso della violenza. Non sono mai stata una sostenitrice del detto “il fine giustifica i mezzi” e ritengo che anche in questo caso si debba prendere in considerazione come invece V, per ottenere ciò che vuole, che si tratti di vendetta ovvero di rendere Evey consapevole dell’esistenza di qualcosa di più importante della sua vita stessa, faccia uso della violenza. Decide di sottoporre la giovane ad un’esperienza a dir poco terribile, giungendo perfino a torturarla…e si giustifica dicendo che era l’unico modo per farle superare la paura..ma chi gli ha dato il diritto di decidere per lei, cosa rende giustificabile l’utilizzo di una simile violenza?
Molte dittature sono iniziate proprio così, da persone che hanno utilizzato la forza nella convinzione di poter fare meglio, di poter migliorare la qualità della vita del popolo…ma sempre di dittatura si trattava. Ovviamente la sceneggiatura punta esclusivamente alla rinascita di Evey (indicata con l’esposizione alla pioggia) e alla sua gratitudine per il cambiamento, lasciando ben poche considerazioni ai mezzi utilizzati per giungere a tale cambiamento.
Credo poi che il piano di liberazione di V sia finalizzato inizialmente esclusivamente al raggiungimento del proprio fine, la vendetta. Quando Evey guarda “Il Conte di Montecristo” conclude dicendo che Montecristo teneva più alla sua vendetta che all’amore per la donna amata (He cared more about revenge than he did about her)…penso si possa adattare bene anche al personaggio di V che alla proposta di rinunciare a tutto e vivere con Evey, di cui ammette poi di essere innamorato, risponde di non potere e corre a completare la propria vendetta..che prevale ancora. Tuttavia al termine credo possa notarsi un cambiamento nel piano iniziale: affida alla giovane la scelta di agire per attuare la definitiva liberazione dalla dittatura…lei, rappresentante del popolo del “mondo di domani”…la rivoluzione alla fine quindi non è più solo il mezzo di V per ottenere la propria vendetta personale, ma diventa realmente la liberazione della popolazione soppressa e ormai convinta alla ribellione.
Un’ultima considerazione sul concetto di verità. Citando il film “gli artisti usano le bugie per dire la verità, i politici per nasconderla”: tutto quanto fatto da V era bugia, bugia al fine di mostrare la verità, quella verità invece manipolata e celata dalla classe politica..credo che possa dirsi che pure la maschera da lui indossata possa rientrare in questo concetto di “mascheramento” della realtà…ma la verità spesso è tutto ciò che ci rimane (I only told them the truth, was that so selfish? Our integrity sells for so little, but it is all we really have. It is the very last inch of us. But within, we are free)
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